
ORAZZIO, PPRESEMBIO! CINQUE ODI ORAZIANE IN DIALETTO PRENESTINO
Dopo Petrini, un altro prenestino si è cimentato nella traduzione delle opere di Q. Orazio Flacco: Vittorio Perin.
L’avvocato Pietro Antonio Petrini, nel 1777, aveva tradotto in terzine la Poetica, “una delle più rinomate produzioni che abbia noi trasmesse l’antichità” – come scriveva nella Prefazione. La Poetica di Orazio aveva avuto diverse traduzioni in italiano, in versi e in rima, ma Petrini volle riordinarne tutto il testo e ne fece una nuova versione in terzine. In quell’edizione, Petrini si firmava col nome arcadico di Arbace Tesmiano e il libro ebbe un notevole successo tanto da avere bel quattro ristampe nei 50 anni successivi: Vercelli 1783, Perugia 1786, Roma 1802 e Roma 1827. I due più famosi poeti dell’epoca, Voltaire e Metastasio, scrissero a Petrini due lettere per congratularsi con lui per l’importante opera realizzata, lettere che furono riportate nell’edizione romana.
Vittorio Perin, scrittore e poeta, che ha ricoperto la carica di Assessore alla Cultura in passate Amministrazioni comunali, si è cimentato nell’ardua opera di tradurre cinque odi di Orazio in dialetto prenestino, in particolare i numeri 4, 9, 11, 13 e 15. L’autore ha dedicato l’agile volumetto, di 22 pagine, alla memoria dell’amico Amedeo Bernassola – del quale ricorre il primo anniversario della scomparsa – col quale tante volte, nelle loro discussioni politiche e non, aveva fatto riferimento citando “Orazzio, ppresembio…“.
Come anche nella versione petriniana, anche quella di Perin riporta il testo latino di Orazio e, a fronte, sia la versione in dialetto che in italiano. Naturalmente l’autore si è concesso la licenza poetica di tradurre liberamente alcuni nomi oraziani, adattandoli a toponimi e nomi prenestini.
Vester, Camenae, vester in arduos / tollor Sabinos, seu mihi frigidum / Praeneste…
Essome, o Camene, essome / quaro cico e ppuone riverajo / pe’ sse mondagne ‘e Tivoli, / opero a godemme / sso bbuono fresco / ‘e Pallestrina…